I partigiani in tempo di pace

“Il caffé qui fa schifo.” Non è che ci interessi sul serio, lo diciamo per educazione. Avete presente, no? Gli americani dicono “hello,” i francesi “bonjour” e i tedeschi… non ho idea di come ci si saluta in tedesco. Ma so che noi italiani qiuando siamo all’estero ci diciamo: “spaghetti col ketchup,” e l’altro risponde con un’espressione di dolore.

Poi, vabbe’,  non è che nel bel Paese ce la passiamo tanto meglio. Semplicemente anziché lamentarci del cibo ce la prendiamo con le infrastrutture, i servizi pubblici, le persone. Le persone che sono polentone al nord e terrone al sud. Poi ci sono quelli delle regioni vicine che non sanno parlare e quelli del paese accanto che son tutti stupidi. A volte mi domando che senso abbiano frasi tipo: “prima gli italiani,” se tanto poi ci odiamo tutti.

Ma forse non è veramente una questione d’odio, è solo la nostra cultura. È che ci piace dire che tutto è una merda; ci divertiamo a dipingerlo così. Col pennellino coloriamo ogni cosa di marrone. Così, quando tutto è uniforme – quando tutto è un problema – forse smettiamo anche di vedere cosa realmente ci affligge.

Sinceramente è un metodo che mi fa venire l’ansia. Mi butta giù perché non è la vita che mi ero immaginato. Io sognavo di essere come i miei eroi. Quelli che hanno lottato per la libertà fino all’ultimo. Eroi come colui che è morto ed è resuscitato solo per la nostra salvezza. Sapete di chi sto parlando: il grande Son Goku! Io c’ero quando sollevavamo le mani per darli la nostra energia. E non solo! Mi sono allenato a Dagobah con il maestro Yoda e, sotto la guida di Aragorn, mi sono lanciato all’attacco contro le schiere di Sauron. Bei tempi quelli!

Solo che nel quotidiano non c’è il male; almeno, io non sono in grado di trovarlo. Certo, se fossimo vissuti in altri periodi storici, forse saremmo riusciti a esprimere più facilmente questo spirito guerriero. Ma, purtroppo e per fortuna, non abbiamo nessun imperatore galattico da combattere. E forse è proprio questo che spinge alcuni di noi a cercare un nemico. Tutta questa passione che, senza un addestramento, un’educazione appropriata, straripa e li manda a spaccare la banca.

E quindi che si fa? Come possiamo salvare il mondo senza un invasione aliena?  Che cosa donerà dignità a una generazione che non ha dovuto imbracciare le armi? Come convogliare la nostra forza, la nostra passione per qualcosa di utile?

Non penso ci sia una risposta unica e semplice. Ma è chiaro che, anche senza un oscuro signore del male, ci sia veramente tanto, tanto da fare. In questo blog vedrò di portare avanti la risposta a queste domande. E ogni post sarà un nuovo frammento di ricerca, una nuova battaglia. E spero proprio di riuscire a farlo in modo serio e frizzante. Mi auguro anche di riuscire a raggiungere un pubblico interessato, coinvolgerlo e instaurarci un rapporto che consenta scambio e crescita di entrambi. Quindi, mi rivolgo a voi. Fatemi sapere le vostre idee, suggerimenti e consigli. E, mi raccomando, quando sarà il momento non dimenticate di alzare le mani al cielo per Goku.

A presto!

– Deeno

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3 thoughts on “I partigiani in tempo di pace

  1. Molti cercano un nemico da combattere perché è facile. Il mondo è complesso e caotico, caratterizzato da un insieme di cause ed effetti difficili da ricollegare, dove i vari poteri sono connessi tra loro in reti enormi, in cui basta muovere un filo per cambiare il movimento dell’insieme e imbrogliare ancora di più la matassa. Il mondo è complicato. Ridurre tutto alla narrazione del nemico causa di tutti i mali è facile ed è confortante. Per fare un esempio, le mille teorie del complotto nascono specialmente per questo motivo: non voler ammettere che il mondo non ha padroni e potrebbe essere alla deriva. In questo modo ci si sente meglio e si ha la sensazione di aver capito le cose, di avere un posto nell’insieme e di sapere come vanno incastrati i pezzi. Il caos fa paura.

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  2. Ciao Dino,

    Ti sai esprimere davvero bene.
    Ti lascio qui la mia non-opinione, o opinione neutrale. Anche io mi trovo in quel girone dell’ inferno, di quelli che non prendono parte. Anzi, ti dirò che prendo parte dell’ opposto rispetto a con chi parlo. Se il mio compagno di conversazione é pro-salvini-prima gli italiani, fondamentalmente semplicemente razzista, mi spingo contro e trovo tutte le argomentazioni per batterlo e ferirlo. Se il contrario, il buonista-qui c’ é posto per tutti, faccio più o meno altrettanto.
    Ti dirò che ho la percezione che la massa che mi circonda sia prevalentemente ignorante, nel senso che non ha un buon metodo di valutazione critico delle informazioni che riceve, e ad aggravare questo, sia il prodotto della televisione pattumiera che ci ritroviamo in italia. Per non parlare del razzismo intrinseco a noi italiani, che porta l’ italiano medio, per una ragione o per l’ altra, a considerare una persona dal colore della pelle diversa, diversa.
    Io appartengo al secondo rango degli ignoranti, quelli che non prendono parte. Mi assale un senso di disperazione nel prendere atto del fatto che nessun giornale, quasi nessuna fonte di informazione, sia veritiera e pulita da interessi. Il non possedere uno strumento per arrivare in fondo alla ragione mi fa stare male, e mi detiene dal cercare di informarmi. Non so se ci vedo bene nel pensare questo, sicuro é che é una posizione comoda per la propria coscienza.
    Fare il “Bastian Contrario” é un mestiere che mi calza, perché mi permette di aprire la mente al mio interlocutore, fargli vedere le cose dal punto di vista opposto. Se non posso fargli cambiare un’ idea sbagliata (o che non segue la logica neanche per sbaglio), perlomeno posso farlo sentire in colpa e farlo sentire meno dalla parte della ragione assoluta. Questo mestiere mi porta ai confini della moralitá, e ti dirò, nella perdizione dell’ etica. Non mi spaventa.
    Sono contenta che qualcuno come te si prenda la briga di iniziare battaglie, seppur verbali e con persone che non contano (i.e. senza potere decisionale in politica) se non per far pensare le persone, che sembra una delle poche libertá che ci rimangono. Non per essere nichilisti, ma per dire che anche se come singoli non abbiamo potere di modificare le leggi a nostro piacimento (e per fortuna! guarda che gente che c’ é in giro), possiamo usufruire della divulgazione attualmente facilitata per aiutare gli altri a guardare le cose con una visione un pò ampia.

    Gaia

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    1. Wow, è una risposta molto interessante!

      Riguardo al dare contro alla gente non ci vedo nulla di male. Come principio non è molto diverso dalla maieutica di Socrate e lo trovo un ottimo metodo. Sinceramente non so che farmene di un popolo che si batte per i diritti dei gay, ma poi si sente in dovere di insultare chiunque ascolti Justin Bieber o legga Twilight. Non ha senso difendere una minoranza alla moda e poi attaccarne un’altra che tutti odiano. Sono persone che votano bene (almeno secondo i miei principi) ma pensano male. Quindi trovo il tuo metodo tutt’altro che immorale. L’unico problema che presenta è che, se il tuo interlocutore dovesse percepire le tue vere intenzioni, smetterebbe di pensare ai contenuti e solo a come sconfiggerti verbalmente.

      Per i mezzi d’informazione so cosa provi. È veramente frustrante dover ascoltare le notizie senza sapere se si tratta di verità. Confesso che anche io molto spesso mi informo desiderando fortissimo che il mio mezzo d’informazione sia imparziale. La crescente mancanza di fiducia nei media è un problema devastante, sopratutto nell’era di facebook, dove metà delle notizie sono false o ritoccate. Il tifo politico poi non fa che peggiorare le cose, rafforzando l’idea che esistano politici/partiti buoni e altri cattivi.
      Posso solo dire informarsi, al giorno d’oggi, è proprio un lavoro. Bisogna cercare davvero tanto, comparare e poi estrarre quello che si ritiene più probabile: un casino, insomma.

      In conclusione penso che il tuo metodo sia utile, anche se magari non tanto efficiente (per i problemi prima citati). Il mondo presenta un sacco di problemi e non riusciremo mai a muoverci in una situazione ideale. Occorre quindi basarsi su informazioni parziali e possibili bugie per fare comunque il nostro meglio e provare a spingere la società nella direzione che riteniamo più giusta.

      Dino

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